Legge 170 e Scuola, protagonista attiva da sollecitare.

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Questa immagine è stata pubblicata da una utente (Linda Gill) sull’account facebook di The Dyscalculia Forum. L’intento era di commentare un post, rafforzandolo, dove si diceva che giusto (inteso come equo) non è avere tutti la stessa cosa, ma giusto è che tutti abbiano ciò di cui hanno bisogno in modo da essere persone che hanno successo, nel senso di potersi affermare.

Quello che si chiede alla scuola è proprio questo: adattarsi ai bisogni dei propri alunni per il loro successo formativo, non solo quello scolastico. E questo perché “nella scuola si mettono le basi del loro futuro di persone”, come sentivo affermare oggi da una madre di un ragazzo con Dsa e ora trentenne.
Bisognerebbe pensare in termini di persone, uniche, invece di utilizzare metodi standard, uguali per tutti, e “tollerare”, con impazienza rispetto ai propri ritmi di insegnamento, chi non riesce a stare al passo col programma, che sia per un Dsa o un Bes.

Oggi si è tenuto a Roma un convegno sui Dsa dal titolo “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico, a cinque anni dall’emanazione delle legge 170 che ha dovuto tristemente sopperire con una regolamentazione governativa ciò che a livello socio–culturale e didattico non era più possibile aspettarsi.

L’intento fondamentale del convegno era fare il punto sulla situazione attuale nella Regione Lazio, dato che nel luglio dello scorso anno è stata finalmente redatta una proposta di legge (ancora quindi da ultimare e far approvare) che con il solito enorme ritardo dovrebbe recepire l’Accordo Stato-Regioni del 25 luglio 2012, recante “indicazioni per la diagnosi e la certificazione dei disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa)”, e stabilire dunque le norme in ambito sanitario e sociale regionale del Lazio, che invece le altre regioni hanno già provveduto a deliberare da tempo. Questo ritardo infatti ha contribuito a generare molta confusione per tutti, istituzioni in primis.

Tra i vari argomenti trattati, si è parlato dell’importanza della scuola di rendersi protagonista attiva di miglioramento della didattica a favore di chi è svantaggiato, nel nostro caso i ragazzi e ragazze con Dsa.

Si è anche accennato della necessità di portare figure specialistiche nella scuola, come psicologhe e pedagogiste, per guidare il corpo docenti nelle difficoltà specifiche, fuori dal loro ambito di competenze, ma innanzitutto per poter intervenire da subito in ambito scolastico quando si intravedono le prime difficoltà di bambini e bambine che precocemente presi in carico (dalla scuola e non solo dai clinici) potrebbero trarne il massimo vantaggio.

Questa precoce e tempestiva identificazione dei primi segnali di disagio è stato ribadito rappresentare non solo un minor costo emotivo e di qualità di vita futura per chi ha i DSA, ma anche economico per tutti, limitando ad esempio gli invii ai centri clinici competenti per quei casi in cui basterebbe semplicemente fornire ai bambini e alle bambine (che rivelano poi – dopo l’invio – non avere un Dsa) i giusti strumenti didattici e le corrette sollecitazioni di competenze trasversali (come memoria e attenzione) attraverso anche laboratori mirati.

La legge 170 sui Dsa (cliccando qui potete leggere il testo), all’art. 3 comma 2, recita come segue:

Per gli studenti che, nonostante adeguate attività di recupero didattico mirato, presentano persistenti difficoltà, la scuola trasmette apposita comunicazione alla famiglia.

Prima di inviare alla struttura pubblica o privata per la diagnosi, la scuola ha il compito di cercare di sostenere i/le propri/e alunni/e con “attività di recupero didattico mirato.

Esistono insegnanti che riescono ancora a dare davvero molto, a tenersi aggiornati, ad aprirsi alle nuove necessità, e questo nonostante le oggettive difficoltà che vivono, ma agli altri bisognerebbe far capire che dopo la legge 170 non è più facoltativo trovare mezzi di inclusione per chi ha un Dsa, è un dovere della scuola e un diritto degli allievi.

Come genitori bisogna avere chiari questi diritti dei propri figli e delle proprie figlie, per poterli sostenere in un percorso difficile che purtroppo non termina con la diagnosi e la certificazione di Dsa.

È bene quindi far sempre riferimento ai documenti legislativi e normativi, come pure alle linee guida emanate dal Miur sui Dsa nel 2011.
Vedremo in seguito più approfonditamente cosa dice questo bellissimo documento, ricchissimo di indicazioni per la scuola e che bisognerebbe rammentare al corpo insegnanti.
Cliccando qui potete leggerlo.

Cito uno dei tanti contenuti ricchi di ispirazione proprio da questo documento:

[…] la promulgazione della legge 170/2010 riporta in primo piano un importante fronte di riflessione culturale e professionale su ciò che oggi significa svolgere la funzione docente. Le Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico sollecitano ancora una volta la scuola – nel contesto di flessibilità e di autonomia avviato dalla legge 59/99 – a porre al centro delle proprie attività e della propria cura la persona, sulla base dei principi sanciti dalla legge 53/2003 e dai successivi decreti applicativi: “La definizione e la realizzazione delle strategie educative e didattiche devono sempre tener conto della singolarità e complessità di ogni persona, della sua articolata identità, delle sue aspirazioni, capacità e delle sue fragilità, nelle varie fasi di sviluppo e di formazione.

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