Motivazione nello studio

Mettiamo a punto tutte le migliori strategie, gli strumenti compensativi e quelli dispensativi, ma nostro/a figlio/a non ne vuole sapere di studiare. Il suo rifiuto ci spiazza, ci innervosisce, ci rende ansiosi/e. Cosa sarà di lui/lei se non studia, se non si applica…

Tired Boy Wearing Funny Glasses Doing Homework. Child With Learning Difficulties. Boy Having Problems With His Homework. Education Royalty Free Stock Image

Tutti gli sforzi sono stati fatti da insegnanti, genitori, figure di supporto a vari livelli, ma lui/lei mostra ostinatamente di non voler studiare.

Di fronte a questo ostacolo le nostre reazioni varieranno e, a seconda della nostra storia scolastica e/o personale, per esempio ci immedesimeremo nel suo rifiuto perché magari lo abbiamo vissuto anche noi a suo tempo, saremo per questo tentati di pensare che in fondo non c’è niente di male a non voler studiare, che è normale, o invece la nostra ansia comincerà a salire perché già intravedremo le difficoltà che noi stessi/e abbiamo vissuto nel corso della nostra vita in conseguenza di quello stesso rifiuto.

Se invece abbiamo avuto un’esperienza del tutto diversa, ossia siamo stati/e studenti/esse che si sono impegnati/e con disciplina, faticheremo molto a comprenderlo, e magari saremo tentati/e di innalzare un muro nei confronti di questo atteggiamento ribelle del/la nostro/a ragazzo/a, con diverse possibili conseguenze: il nostro giudizio severo e umiliante nei suoi confronti oppure la rimozione completa del problema, ignorandolo del tutto come se non esistesse.

Entrambe queste due reazioni, quella di identificarci, con empatia o ansia, oppure quella del rifiuto, per estraneità al problema, rischiano di avere uno stesso possibile agito, applicare cioè misure blande e inefficaci, sottovalutando l’importanza della motivazione allo studio.

Boy Having Problems With His Homework. Panic Royalty Free Stock Images

Il perché devono fare i compiti, e se davvero possono riuscirci, se sono capaci di farcela, sono domande che si fanno la maggior parte dei/lle bambini/e e che stanno alla base anche di una spinta motivazionale assente, come quando rifiutano lo studio. Concentrarsi anche noi adulti su queste domande è fondamentale per trovare strategie risolutive a questo problema.

Possiamo dire in generale che se siamo motivati/e, la nostra stessa motivazione alimenterà aspirazioni, attese e investimento di tempo, e di conseguenza alla motivazione seguirà un’azione, un comportamento.
Invece il fatto che io mi percepisca come incapace di riuscire a svolgere un determinato compito, mi porterà a un comportamento diverso, all’evitamento, magari svalutando lo stesso compito, come faceva la famosa volpe di Esopo con l’uva irraggiungibile, dicendo che non era ancora matura quindi poteva ignorarla salvando la faccia.

Tra le tante teorie che descrivono in modi diversi la motivazione, si osserva un elemento che ricorre: l’aspetto emotivo. L’emozione accompagna sempre quello che più ci attrae e il desiderio di raggiungere traguardi carichi di valore.
Il pensare di potercela fare, di riuscire in un compito, perciò il nostro senso di autoefficacia, è un elemento altrettanto centrale per motivarci.

Esamineremo in un altro post alcune strategie che avranno al centro i due elementi già qui sottolineati:

  • dare valore ai compiti,
  • percepirsi capaci di farli.
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3 thoughts on “Motivazione nello studio”

  1. Ottimo articolo, molto interessante. Non sono ancora genitore, ma posso ben capire quanto sia difficile il ruolo del genitore in casi di dislessia. Penso che un altro consiglio utile sia quello di affidarsi ad uno specialista psicologo che aiuti nella gestione del problema in famiglia. Grazie per il tuo contributo 🙂

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