Motivare: percepirsi competenti

Percepirsi in grado di farcela ad affrontare un compito scolastico ritenuto impossibile è alla base della motivazione allo studio. La domanda che in questo caso la/il ragazza/o si pone, ossia se ce la può fare, ha come nocciolo interno quella che Bandura ha chiamato autoefficacia.

In sintesi possiamo dire che l’autoefficacia sia rappresentata in una persona dalle sue convinzioni sulla propria capacità di arrivare a certi livelli di prestazione in un particolare compito.

La figura qui sotto può aiutarci a capire il processo che potrebbe essere alla base di ognuno di noi quando affrontiamo un obiettivo arduo, e quindi quando i/le ragazzi/e affrontano un compito per loro difficile.
Da “non voglio”, attraverso “non posso farcela”, “voglio farcela”, “come posso fare?”, e poi “ci proverò”, “posso farcela!”, “ce la farò!”, fino a “sì, ce l’ho fatta!”.

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La domanda da porsi qui è a quale livello siamo noi nell’aiutare i/le nostri/e figli/e, e allo stesso tempo dove si trovano loro.

Una prima modalità per aiutarli a motivarsi è quella di permettere loro di fare l’esperienza del riuscire in quel compito considerato impossibile. Questo implica usare il metodo e le strategie giuste per garantirsi il successo e il conseguente circolo virtuoso. Una volta riuscito ad affrontare il compito che tanto odia è perciò necessario che vi siano tutti gli strumenti più adatti perché poi abbia successo.

Secondo Bandura infatti la modalità più importante per incrementare l’autoefficacia è proprio quella dell’esperienza concreta del riuscire in un compito. Fare l’esperienza del successo, o ricordarsi di una passata esperienza di successo, sono due fattori molto importanti per influenzare la capacità di chiunque nel riuscire in un compito. È vero anche il contrario. Se facciamo esperienze ripetute di fallimento queste influenzeranno l’efficacia percepita.

Questo è proprio quello che è accaduto ai ragazzi e alle ragazze con Dsa: ripetuti insuccessi hanno minato la loro autoefficacia proprio quando ancora non era solida e forte essendo ancora piccoli/e. Ecco che allora diventano importanti le altre modalità che Bandura descrive per aiutarli.

Far loro trovare dei modelli che per loro (non per noi…) hanno significato, come compagni/e che loro stimano, e aiutarli a identificarcisi, a seguire il loro esempio,  quindi portarli a pensare: “anche io voglio fare come lui/lei, così posso farcela”. In alternativa possono ricordare un loro successo passato e pensare in modo positivo e fiducioso che se ce l’hanno fatta allora possono farcela anche ora.

Un altro modo molto importante per aiutarli è quello di sostenerli verbalmente con incoraggiamenti, trasmettendo loro la vostra fiducia che possono farcela. Questo è un aspetto su cui i genitori possono fare davvero una grande differenza. Così come giudizi negativi e svalutazioni dei/delle propri/e figli/e creano in loro molta sofferenza e insicurezza, il supporto positivo e fiducioso, che sottolinei le loro reali capacità, il loro impegno soprattutto, fatto arrivare in modo costante e autentico, può sostenerli davvero molto e aiutarli a convincersi che possono farcela se si impegnano e ovviamente se hanno i giusti strumenti (metodo di studio, strategie).
È importante capire che se questo sostegno positivo non è sincero sarà percepito come falso e quindi del tutto inefficace. Allo stesso tempo se in altri momenti ci contraddiremo svalutandoli, il nostro lavoro sarà stato vano, perché la coerenza e la costanza nell’educazione sono due fattori molto importanti.

L’ultimo modo per sostenere il proprio percepirsi competenti deriva secondo Bandura dal proprio vissuto emotivo durante o prima di affrontare un compito temuto, che ci si sente incapaci di affrontare. La tensione, l’ansia, la preoccupazione, sono fattori che influenzano in modo significativo la nostra prestazione. Vedremo in seguito alcune tecniche da far loro utilizzare per riuscire a migliorare questi stati emotivi.

Abbiamo visto come il chiedersi del/della ragazzo/a a cosa servano i compiti sia a volte anche la domanda che si pongono i genitori stessi, soprattutto per alcune materie, sostenere il valore dei compiti è quindi un modo per aiutarli a motivarsi.
In questo post abbiamo invece visto  alcuni altri modi molto importanti per aiutarli:

  • trovare strategie e metodi di studio che facciano loro sperimentare il successo;
  • ricordare esperienze passate in cui sono riusciti in un compito difficile;
  • aiutarli a identificarsi con dei modelli per loro importanti in modo da stimolarli a seguire lo stesso esempio;
  • sostenerli verbalmente, incoraggiandoli in modo positivo, costante e autentico.

Sicuramente però il primo passo per aiutare i propri figli è imparare a coltivare un atteggiamento positivo e non critico, non solo nei confronti loro, ma anche nei confronti di se stessi, imparando ad accogliere l’errore come parte del naturale processo di apprendimento comune a tutto il genere umano (e non umano).

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