Indennità di frequenza: un sostegno economico.

Troppo spesso ho colto di sorpresa genitori di bambini e bambine che cominciavo a seguire parlando loro di questa possibilità di aiuto economico previsto per minori che hanno un Disturbo specifico dell’apprendimento e/o Adhd, ignorando completamente l’esistenza di questo diritto.

Questo aiuto (per l’anno 2016 l’importo è pari a 279,47 euro mensili) è importante per tutte le spese che riguardano prime fra tutte gli strumenti compensativi, come Pc e/o tablet e i relativi software spesso da acquistare per avere prodotti che facilitino al meglio i ragazzi e le ragazze già in difficoltà.

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Di frequente è necessario anche sostenerli con tutor per lo studio, sia perché sono persone con conoscenze in più e specializzate che possono aiutarli a esprimere al massimo il loro potenziale a scuola, sia perché il compito dell’essere genitori non dovrebbe sovrapporsi a quello dell’aiuto scolastico.

Può anche essere necessario aiutarli in un percorso abilitativo, per migliorare ad esempio la loro correttezza e/o velocità nella lettura o le loro abilità nel calcolo, oppure sostenerli dal punto di vista psicologico quando le difficoltà emotive diventano significative e li si vuole supportare anche in questo importante aspetto.

A questo indirizzo (o scaricando il file relativo qui) si può leggere quello che l’Inps scrive in un articolo a proposito dell’indennità di frequenza che viene definita:

“una prestazione economica, erogata a domanda, a sostegno dell’inserimento scolastico e sociale dei ragazzi con disabilità fino al compimento del 18° anno di età.”

Con disabilità si intende in questo caso anche minori che hanno ricevuto diagnosi di Dsa, Adhd, Borderline cognitivo o altri disturbi dello sviluppo, in quanto minori che hanno “difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età”, come è scritto nella legge n° 289 del 1990 a cui si fa riferimento per la domanda dell’indennità di frequenza.

Per il riconoscimento del diritto all’indennizzo può essere utile che nella documentazione che si presenta alla commissione medica, quindi anche nelle certificazioni del Dsa e/o Adhd, sia presente il riferimento alla legge n° 289 del 1990 e alle difficoltà persistenti citate.

È da sottolineare come ad usufruirne possono essere non solo coloro che stiano svolgendo un percorso di sostegno presso psicologhe/i o logopediste/i in strutture convenzionate ma anche semplicemente tutti/e coloro che frequentino “scuole pubbliche o private di ogni ordine e grado”, come specificato nella stessa legge citata.

Un altro punto importante da evidenziare riguarda quello che viene scritto nello stesso articolo dell’Inps:

L’indennità spetta se non si superano limiti personali di reddito stabiliti annualmente (per l’anno 2016 il limite di reddito è pari a 4800,38 euro).

Questo riferimento al reddito annuale NON riguarda il reddito familiare ma quello dello/a stesso/a minore, nel caso percepisca personalmente altre entrate come rendite o pensioni oppure svolga attività lavorative, come ad esempio nel mondo dello spettacolo per spot pubblicitari o altro, per cui percepisce personalmente un guadagno.

La domanda per l’indennità di frequenza va inoltrata telematicamente all’Inps recandosi prima dal medico che ha incarico il/la bambino/a con la documentazione attestante il tipo di disturbo con relativi codici. Il medico emetterà il “certificato medico introduttivo” che trasmetterà contemporaneamente anche all’Inps stesso e per questo avrà un codice identificativo che andrà obbligatoriamente allegato a tutta la documentazione.

Con tale certificato entro 30 giorni va inoltrata la domanda all’Inps o con la mediazione di un patronato oppure in modo autonomo sull’area personale del/la minore sul sito Inps, seguendo il percorso: Servizi on line>Servizi per il cittadino>Invalidità civile: invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari, richiedendo prima, se già non se ne sia in possesso, il PIN del/la minore.
Inoltrata la domanda occorrerà attendere alcuni mesi prima di poter avere l’appuntamento con la commissione medica e avere poi risposta affermativa o meno alla propria richiesta.

Ci sono stati casi di rigetto della domanda a cui genitori di ragazzi e ragazze con Dsa si sono opposti a livello giudiziario facendo ricorso e ottenendo poi dai rispettivi tribunali quanto spettava loro di diritto.
Riporto due casi a me noti, quello del tribunale di Siena nel 2011 (vedi qui la sentenza) e quello del tribunale di Prato nel 2016 in cui è l’Inps che perde il ricorso che aveva presentato contro la famiglia di un bambino (leggi qui l’articolo).

Anche se esiste come sempre molta disinformazione, fortunatamente di casi come questi ce ne sono molti in tutta Italia, indice purtroppo della reticenza delle commissioni mediche dell’Inps ad erogare questo aiuto economico, ma questi successi ci dicono anche che lottando con tenacia per i propri diritti si viene, in questi casi, ascoltati.

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