Il genitore che non dovremmo essere

Abbiamo visto in questo post a cosa dovrebbe aspirare un genitore ideale, che ha a cuore il benessere non solo fisico del/la proprio/ figlio/a.
Vediamo però anche quali sono gli stili genitoriali che vengono segnalati dagli studiosi come a rischio per i futuri individui che i/le figli/e saranno.

Gli altri due stili sono:

– permissivo,
– autoritario.

Stile permissivo

Abbiamo visto nel post precedente come il supporto e il controllo sono i due fattori che sono stati visti determinare il tipo di stile genitoriale.
Un genitore permissivo o indulgente non dice cosa deve o non deve fare il/la figlio/a e la sua disponibilità va ben oltre le richieste dei/le figli/e stessi. Sarà anticonformista, indulgente, poco esigente e potrà mostrarsi in due modi:

  • democratico, ossia indulgente, coscienzioso, e impegnato
  • non-direttivo.

genitore-indulgente.jpg

Il controllo sarà perciò molto basso, ma il suo supporto, quindi la sua capacità di ascolto e accoglienza di desideri, pensieri, ma anche richieste, sarà alto.
Un rischio che corre è che l’assenza di regole chiare e ferme crei un ambiente in cui prevale il lassismo che rischia di portare il/la bambino/a a credere di non avere responsabilità sociali o che comunque non vale la pena investire in esse perché è comunque abituato/a a raggiungere senza costi i propri obiettivi personali.

Un altro rischio è quello di risultare debole, inconsistente, incoerente rispetto al proprio ruolo di genitore che implica tra le sue funzioni basilari di figura di attaccamento quella di offrire indicazioni e regole proprio per insegnare principi sociali ed etici che permetteranno ai/le propri/e figli/e di adattarsi alla vita di comunità, come la stessa famiglia prima, poi l’istituzione educativa e infine il luogo di lavoro.
La conseguenza di questa assenza di autorità porterà a incertezze e/o frustrazioni quando si dovranno sottoporre alla direzione o guida di altre persone.

 Stile autoritario

Uno stile autoritario si esprimerà attraverso un alto controllo e un basso supporto.
Un genitore autoritario sarà quello che dice sempre cosa fare e cosa non fare al/la proprio/a figlio/a senza interessarsi di cosa pensa, sente, vuole.
Non fornisce spiegazioni, non cerca il confronto. Si aspetta che le regole vengano rispettate e crea ambienti ben strutturati, definiti. Questo potrebbe essere anche un genitore direttivo, che ha molti aspetti positivi in termini di guida e contenimento. Invece diviene autoritario nel momento in cui non permette l’espressione della individualità e di ciò che sentono e pensano i/le propri/e figli/e. I conflitti vengono di solito risolti con aggressività e il controllo esercitato è di tipo psicologico, ossia il genitore si intromette e impone se stesso nello sviluppo di un/una figlio/a, inducendo colpa o vergogna, mettendo in gioco il proprio affetto.

genitore-autoritario2

Aspettarsi che le regole siano rispettate e che i comportamenti siano adeguati è un controllo positivo che si limita al comportamento e che rientra nel ruolo di un genitore autorevole, quindi positivo.
Imporre il proprio punto di vista, i propri obiettivi e valori senza accettare il confronto è invece una modalità del genitore autoritario, che tende a manipolare il legame e quello che è il vissuto del/la proprio/a figlio/a, siano essi pensieri, desideri, sentimenti.
Un genitore che si comporta in questo modo non è né neutrale né obiettivo. La sua priorità è quello che sente e desidera lui/lei piuttosto che il/la bambino/a.

Le conseguenze di questo stile saranno vissute dal/la bambino/a in modo molto negativo nel sua vita di adulto/a avendo maturato sfiducia nell’autorità, insicurezza profonda, frustrazione e rabbia, che si tradurranno in diversi possibili condotte, senz’altro tutte disadattive.

Cosa muove questo tipo di comportamento in un genitore?

Secondo Bugental e Happaney ci sono tre possibili ragioni:

-1- il genitore sente il rischio costante di perdere potere nel rapporto con i/le figli/e, per cui usa un controllo eccessivo. Percependo un suo scarso potere, vive con ansia la costante possibilità di questa perdita e ne previene le conseguenze interpretando in modo minaccioso il comportamento del/la bambino/a, colpevolizzandolo o con critiche e/o domande canzonatorie;

-2- il desiderio di accettazione ossia il sentirsi meno importante e di valore rispetto a quanto vorrebbe, porta il genitore a un senso di dolore e allo stesso tempo di rabbia per l’ingiustizia da portarlo ad aggredire fisicamente e/o verbalmente come auto-protezione;

-3- il proprio perfezionismo, che porta ad avere degli standard troppo alti per se stessi/e e per i/le propri/e figli/e, per cui la valutazione di sé e degli altri è sempre particolarmente critica. Disapprovazione e rifiuto vengono perciò espressi nei confronti anche dei/le figli/e quando standard così alti non vengono raggiunti.

autoritario-genitore

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