Le 3 funzioni di un genitore

In questo articolo parlavamo di come sia difficile essere un genitore ideale ma che comunque è necessario avere dei punti di riferimento per prenderci cura di bambini/e e adolescenti anche negli aspetti mentali ed affettivi.

Accennavo a funzioni basilari individuate da alcuni studiosi¹ per permettere a bambini e bambine di avere una base sicura di attaccamento, non solo nei primi anni di vita, quando sicuramente è fondamentale mettere delle buone fondamenta, ma anche nei periodi successivi.

famiglia-antenatiUna base sicura significava, fin dai tempi dei nostri antenati di migliaia di anni fa, avere garantiti supporto e protezione. Lo sviluppo di queste capacità da parte di chi si prendeva cura dei/le nuovi/e nati/e ha permesso a noi oggi di essere qui, ha consentito la propagazione della specie.

Ai nostri giorni questo significato si è evoluto, come tutto il resto. Oggi volere garantire una base sicura ai/le propri/e figli/e significa sostenerne lo sviluppo di abilità sociali adeguate al nostro contesto, e un sostegno emotivo che permetta loro di imparare come gestire e quindi regolare le proprie emozioni e i propri bisogni, in modo efficace per se stessi/e e per l’ambiente odierno in cui vivono.

Non esistono più dinosauri da cui proteggersi, esistono invece regole di vita e nuove possibilità di esprimere se stessi/e e il proprio potenziale che cambiano a seconda di molti fattori:

  • personali, come il temperamento sia del bambino/a sia dei genitori, e adattarsi reciprocamente potrebbe richiedere molte energie e molta intelligenza emotiva;
  • ambientali, come quelli socio-culturali, per esempio la cultura del paese in cui si vive e/o da cui si proviene, ma anche le micro-culture familiari, di quartiere, scolastiche, etc.

In presenza della persona che presta nel modo giusto le cure fondamentali (detta anche “caregiver”), sia essa madre, padre o nonni/e, il/la bambino/a viene gradualmente portato a percepirla come  base sicura da cui poter esplorare il mondo.

Attenzione, anche i/le più sensibili e attenti/e caregiver riescono ad assolvere al loro compito il 50% delle volte, perché come ogni umano possono sentirsi stanchi/e o distratti/e da altri eventi o da situazioni problematiche. Quello che viene detto dagli studiosi² è che nonostante le interruzioni delle interazioni in sintonia coi/le propri/e bambini/e siano piuttosto frequenti, l’elemento che caratterizza un/a caregiver sensibile è proprio il gestire e porre riparo a queste interruzioni.

Le funzioni che ha il compito di ricoprire la figura di attaccamento per ricambiare l’incondizionata fiducia che bambini e bambine hanno nei suoi confronti secondo Buonanno e collaboratori³ si possono raggruppare in tre punti:

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-1- dare affetto, rispetto e considerazione nei confronti di desideri, bisogni, emozioni, punti di vista, ma anche di ciò che rifiuta e di quello che sono le predisposizioni dei/lle propri/e figli/e. Questo non vuol dire darle tutte vinte, che pure è nocivo, ma avere attenzione e riconoscere tutti questi aspetti, dare loro legittimità, in modo esplicito.

Secondo altri studiosi4 tale atteggiamento si traduce anche nel fare arrivare il messaggio che lui/lei va bene così come è, e che se sbaglia è il comportamento che va corretto, non è la sua persona ad essere sbagliata. Supporto e fiducia, nonostante gli errori, vanno mantenute, come base sicura, per costruire individui che sanno di essere amati/e, accolti/e, qualunque cosa dicano o facciano. L’amore verso di loro non deve essere messo in discussione, mai, e va espresso, anche in momenti critici, facendo arrivare la nostra fiducia nel loro rimediare all’errore eventualmente fatto.

-2- Mantenere la propria funzione di controllo e di indirizzamento fino a che è necessario. Cosa è giusto fare e cosa è possibile fare, dare regole e indicazioni, per insegnare principi etici e sociali perché partecipi alla vita di comunità, sia essa famiglia, scuola e poi lavoro. Questo comporta anche soddisfare le loro aspettative e desideri e bisogni legittimi, ma anche facendo presente i doveri reciproci, senza abusare del proprio potere o cadere in incoerenze.

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-3- Dare protezione e guida fino alla maturità fisica e psicologica. Significa accompagnarli/e per un significativo periodo dando loro sicurezza, protezione e informazioni rispetto a situazioni sconosciute, dando strumenti che permettano loro di esplorare gradualmente in modo autonomo le stesse situazioni.

Ciò comporta anche dare le informazioni necessarie per aiutarli anche a sperimentare e incrementare le competenze e conoscenze personali per accrescere il loro senso di autoefficacia e quindi la loro autostima.


Bowlby, J. (1988). Attachment, communication, and the therapeutic process. A secure base: Parent-child attachment and healthy human development, 137-157.
Attili, G. (2007). Attaccamento e costruzione evoluzionistica della mente: Normalità, patologia, terapia. Raffaello Cortina.

Howe, D. (2011). Attachment across the lifecourse: A brief introduction. Palgrave Macmillan.

Buonanno, C., Capo, R., Romano, G., Di Giunta, L., & Isola, L. (2010). Caratteristiche genitoriali e stili di parenting associati ai disturbi esternalizzanti in età evolutiva. Psichiatria e Psicoterapia, 176-189.

Broderick, P., Blewitt, P.(2003). The life span: Human development for helping professionals.. Pearson

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